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Il processo depurativo per la primavera

Il limone, è un vero e proprio alimento-medicina che, utilizzato nel modo giusto, vi consentirà di fare un bel passo avanti sulla strada del benessere.

Il limone possiede numerose altre proprietà benefiche: è battericida e antisettico, antireumatico e antiurico, diuretico e dimagrante, antiemorragico, antidiarroico e antisclerotico, ipotensivo ed epatoprotettore. Il succo di limone si rivela prezioso in tutte le infezioni (respiratorie, urinarie, vaginali, ecc.), in tutte le patologie che colpiscono le articolazioni (come, ad esempio, le artriti, le artrosi e la gotta), nelle ritenzioni idriche, nel sovrappeso e nell’obesità, nella fragilità capillare e nella tendenza alle emorragie, nel diabete e nell’arteriosclerosi, nell’ipertensione arteriosa, nelle manifestazioni cutanee come gli eczemi, l’acne e la seborrhea.

Nessuna meraviglia, dunque, che un frutto dotato di grandi potenzialità riequilibranti e preventive sia diventato il fulcro di rilevanti pratiche igieniche definite come “cura del limone”.

La cura consiste nel bere ogni mattina, rigorosamente a digiuno, la spremuta di unl imone puro,  diluito in acqua. Aspettare almeno 30 minuti prima di fare colazione o assumere altre bevande o cibi.
Ogni giorno si aumenterà progressivamente la dose di un limone fino al metà della cura.
Raggiunta la dose di 7 limoni, si comincerà a diminuire la dose giornaliera progressivamente di un limone al giorno.

Cura depurativa leggera:

Calendario da 1 fino a 7 limoni al giorno per 21 giorni

(compresi 6 giorni di mantenimento)

1° giorno: il succo di 1 limone

2° giorno: il succo di 2 limoni

3° giorno: il succo di 3 limoni

4° giorno: il succo di 4 limoni

5° giorno: il succo di 5 limoni

6° giorno: il succo di 6 limoni

7° giorno: il succo di 7 limoni

8° giorno: il succo di 7 limoni

9° giorno: il succo di 6 limoni

10° giorno: il succo di 5 limoni

11° giorno: il succo di 4 limoni

12° giorno: il succo di 3 limoni

13° giorno: il succo di 2 limoni

14° giorno: il succo di 1 limone

Mantenimento (5 giorni)

15° giorno: il succo di 1 limone

16° giorno: il succo di 1 limone

17° giorno: il succo di 1 limone

18° giorno: il succo di 1 limone

29° giorno: il succo di 1 limone

20° giorno: il succo di 1 limone

Cura depurativa completa :

(compresi 6 giorni di mantenimento)

1° giorno: il succo di 1 limone

2° giorno: il succo di 1 limoni

3° giorno: il succo di 1 limoni

4° giorno: il succo di 2 limoni

5° giorno: il succo di 2 limoni

6° giorno: il succo di 2 limoni

ecc. Fino a 7 limoni per 3 giorni

poi 6 limoni per 3 giorni e così via fino a 1 limone

per una settimana come mantenimento.

Non spaventatevi per le quantità e soprattutto non preoccupatevi per il vostro stomaco!

Ricordatevi sempre che, contrariamente a quanto in genere si è soliti pensare, il limone è un naturale antiacido gastrico.

TISANA DEPURATIVA

1° TISANA

TARASSACO           30g

CARDO MARIANO    30g

CARCIOFO              20g

BARDANA               20g

FINOCCHIO             20g

MENTA                    20g

2° TISANA

CARDO MARIANO     60g

CURCUMA (rizoma)   40g

Preparare per infusione: versare 250 ml di acqua bollente su un cucchiaio da minestra di preparato.

Portare a raffreddamento e filtrare. Assumere da una a tre tazze di tisana per il fegato al giorno.

OM SHANTY SHANTYHI

Silvana

Rilassamento Yoga

“Durante gli ultimi cent’anni anni circa, il tipo di vita è molto cambiato. Ciò ha portato ad una dispersione di energie a tutti i livelli. La mente dell’uomo ha perso il punto di equilibrio e di armonia in ogni sfera dell’esistenza. La scienza medica ha messo fine alle grandi epidemie del passato, ma ora siamo di fronte ad una nuova serie di disturbi dovuti allo stress, causato dalla nostra incapacità di adattamento al ritmo altamente competitivo della vita moderna. Tutto questo è causa di tensioni che si ammassano nei diversi strati della personalità e si accumulano nel sistema muscolare, emozionale e mentale.

La filosofia yogica, enumera tre tipi basilari di tensioni che sono responsabili delle sofferenze della vita moderna: le tensioni muscolari, le tensioni emozionali e le tensioni mentali.

Le tensioni muscolari sono in relazione al corpo, al sistema nervoso e a squilibri del sistema endocrino.

Le tensioni emozionali emergono dalle svariate dualità come amore/odio, guadagno/perdita, successo/fallimento, felicità/infelicità. Questo accade perché non siamo capaci di esprimere le nostre emozioni liberamente e apertamente. Spesso ci rifiutiamo di riconoscerle, perciò vengono represse e le tensioni che ne risultano divengono sempre più profondamente radicate.

Le tensioni mentali sono invece il risultato di un’eccessiva attività mentale. La mente è un turbinio di fantasia, confusioni ed oscillazioni. Durante tutta la vita, tutte le esperienze registrate dalla nostra coscienza vengono accumulate nel corpo mentale. Quando siamo tristi, arrabbiati o irritati, attribuiamo spesso tali condizioni mentali ad alcune cause superficiali. Ma la causa che sta dietro al comportamento abnorme dell’uomo, si trova nel cumulo di tensione nel piano mentale.

Molte persone pensano che il rilassamento sia molto semplice, che basti sdraiarsi e chiudere gli occhi. Siete stanchi perciò andate a letto pensando che questo sia rilassamento. Ma se non siete liberi dalle tensioni muscolari, mentali ed emozionali, non sarete mai rilassati. Per potersi rilassare completamente devono essere liberate le tensioni interne del corpo, delle emozioni e della mente. Allora emerge il vero stato di rilassamento. 

Nel rilassamento yoga andiamo ad occuparci di tutte queste tensioni. Sappiamo che se la mente è tesa, anche lo stomaco sarà teso e se lo stomaco è teso, tutto il sistema circolatorio sarà teso a sua volta. Questo è un circolo vizioso di eventi. Le scritture yogiche affermano inequivocabilmente che la pace può essere trovata solo dentro e non fuori.” 

di Swami Satyananda

21 giugno: la giornata internazionale dello Yoga.

All’ incirca due anni fa l’ONU ha accolto con 175 voti favorevoli su 193 la richiesta del premier indiano Narendra Modi di istituire una giornata internazionale dedicata allo yoga, ovvero l’International Yoga Day.

E’ vero che ormai siamo abituati ad avere giornate internazionali di ogni tipo, ma la Giornata Internazionale dello Yoga è veramente importante… e non solo perché è un occasione per divulgare questa straordinaria disciplina, ma perché, come sostiene il premier indiano, vegetariano e assiduo praticante,

…lo yoga può aiutare a sensibilizzare le persone nei confronti dell’ambiente”.

E questo ci riguarda tutti, praticanti di yoga e non.

Secondo Modi, infatti:

[…] lo yoga è un dono inestimabile dell’antica tradizione indiana. La pratica dello Yoga incarna l’unità di mente e corpo, pensiero e azione, moderazione e appagamento, armonia tra uomo e natura, e l’unione tra il singolo individuo e l’infinito. Lo yoga non riguarda solo fare esercizio fisico, ma ci permette di scoprire noi stessi ed il fatto che siamo un tutt’uno con la natura e con il mondo.  Proprio l’unione con il tutto, e quindi con il pianeta e l’universo, dovrebbe spingere l’uomo ad un maggior rispetto di tutto ciò che lo circonda, e questa consapevolezza potrebbe aiutare a risolvere il problema del cambiamento climatico.”

Inoltre, per impedire il tentativo di aziende e/o persone straniere di brevettare o chiedere il copyright sulle pratiche e sulle posizioni di yoga, il governo indiano ha già registrato oltre 1500 posizioni di yoga ed erbe curative in una banca dati del ministero della scienza e della tecnologia (Traditional Knowledge Digital Library, TKDL), che è nata proprio per combattere la bio-pirateria, in particolare per quanto riguarda le piante medicinali.

Quando si festeggia la Giornata Internazionale dello Yoga?

E’ stato deciso che la Giornata Internazionale dello Yoga venga celebrata il 21 Giugno.

La scelta della data, ovviamente, non è casuale… ma niente nello yoga lo è. Il 21 giugno, infatti, è Dakshinayana, ovvero una porta che si apre verso la seconda metà dell’anno, e che è particolarmente favorevole per porre le proprie intenzioni, piantare i semi del cambiamento e purificare il corpo.

In questo periodo dell’anno, a cavallo tra giugno e luglio, e più precisamente nel primo giorno di luna piena (che quest’anno cade il 19 giugno) si festeggia anche un’altra importantissima tradizione, il Guru Purnima, una delle principali feste dello yoga, dalla valenza forse un po’ meno commerciale e moderna, ma più spirituale. In questo giorno, infatti, si rende omaggio al primo guru che ha trasmesso gli insegnamenti dei Veda (antichi inni sacri), il saggio Vyasa, e a tutti i maestri o guru dello yoga.

Il primo giorno di luna piena rappresenta un momento in cui questo pianeta e tutta la vita su di essa sono più ricettivi per l’energia cosmica ed è quindi il momento migliore per la nostra evoluzione spirituale.

Si festeggia la Giornata internazionale dello Yoga con lezioni pratiche in ogni piazza del mondo!


e al Centro Sati si pratica Yoga dalle 17.30 alle 19 con tutte le mamme,
Dalle 18 alle 19 con tutti e dalle 20 alle 21.30 voliamo con lo yoga!

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L’albero dello yoga: Ahimsā

Il primo modello di comportamento per un praticante di Yoga è chiamato Ahimsā.

L’Ahimsā è molto più di non fare violenza. Significa gentilezza, amicizia, amorevole considerazione per le persone e le cose. E’ una parola su cui dobbiamo riflettere. Non significa solo non mangiare carne o pesce, o non offendere. Significa trattare gli altri con attenzione e considerazione e anche trattare con gentilezza sé stessi.

Se in questa vita abbiamo dei doveri ad esempio la responsabilità di una famiglia, non dobbiamo metterci in situazioni pericolose per noi o che presentino il rischio di impedirci di adempiere ai nostri doveri.

L’Ahimsā è un atteggiamento globale, onnicomprensivo rispetto a ciò che può ferire l’uomo, l’animale, l’ambiente.

Dunque Ahimsâ va ben oltre il concetto di «non uccidere»; bisogna comprendere che la freddezza nella comunicazione ferisce tanto quanto un pugnale, che la crudeltà mentale è una grandissima forma di violenza, così come l’indifferenza, una certa forma infida di ironia, il non saper ascoltare, non voler vedere…

Significa anche difenderci se la nostra vita è minacciata.

Adottare in ogni situazione un comportamento ponderato: questo è il senso dell’Ahimsā.

Lo studio e l’approfondimento via via sempre più coinvolgente delle regole di yama e niyama, di cui Ahimsa fa parte, portano a una sempre maggiore coscienza di sé, del proprio ruolo in questo grande spettacolo della Creazione…e ci si potrebbe trovare coinvolti in un oceano di Verità, di Conoscenza e di Amore.

Om Shanti Shanti Shantihi

 

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A Sati, Yoga è…

I cinque punti della pratica:

  1. Ahimsa: la non violenza etica primaria dello Yoga. Il praticante yoga ha ben chiaro come l’etica dei comportamenti e la sostenibilità delle nostre abitudini siano alla base del radicale miglioramento di cui ha bisogno la nostra umanità.
    – rispetto per ogni forma di vita;
    – comportamento eco-sostenibile per la salvaguardia della terra.
    Om Kriyam Namah
  2. Alimentazione: una dieta corretta, vegetariana, basata su elementi naturali, facilita la pratica yoga e mantiene il corpo leggero, in salute e più resistente alle malattie.
    Om Vardhanam Namah
  3. Hatha Yoga: lo yoga del corpo purifica e rafforza, rendendo sempre più evidente l’Armonia e la Luce che ci abitano: “Grazia, bellezza, energia adornano il corpo attraverso lo yoga (Yoga Sutra)”
    Om Daksham Namah
  4. Respirazione: Imparare a respirare. Il respiro è Salute, il Pranayama è entrare in contatto con il Prana Universale, energia e fonte di luce per la mente e ispirazione per le nostre azioni.
    Om Ritham Namah
  5. Bhakti: Meditazione, Studio. Praticare regolarmente la Meditazione ci rende più sereni e accresce la nostra conoscenza. Gli scritti dei maestri e le antiche scritture sono fonte di Conoscenza e di pace, aiutano a metterci in contatto profondo con noi stessi.
    Om Anandham Namah

L’unione con il Sé universale è la finalità ultima di tutte le pratiche Yoga.

Yoga e alimentazione: mitahara, la dieta moderata

Quale deve essere l’alimentazione di chi pratica yoga?
Chi pratica lo yoga segue principi dietetici che favoriscono l’equilibrio con alimenti puri e nutrienti, consumati con moderazione.

Lo yoga e l’alimentazione nei testi antichi

Gli antichi testi sullo yoga sono stati scritti in un epoca e in un mondo molto distanti dalla nostra quotidianità; non è più possibile seguire alla lettera le loro indicazioni in materia di alimentazione, ma sono offrono comunque linee guida e spunti molto rilevanti.

Uno dei testi più importanti dell’induismo, la Bhagavadgita, recita così:
“[…] più la dieta è sana e pura e più c’è limpidezza interiore. […] Lo yoga, che pone fine alla sofferenza, è per colui che è misurato nel cibo e nel divertimento […]”.

Un altro testo importante nella letteratura yogica indica una serie di alimenti diffusi all’epoca, adatti a chi voglia praticare yoga con successo:
“I buoni cereali: grano, riso, orzo e sastika (una varietà di riso), latte, ghee (burro fuso e filtrato), zucchero, burro, dolci di zucchero, miele, zenzero secco, il frutto di patolaka (o paravara, una specie di cocomero), le cinque verdure fogliose, ceci verdi ed acqua di pioggia […] sono considerati cibi sani per lo yogi progredito”. (Svatmarama, Hathapradipika)

Acqua di pioggia? Beh, ecco, se noi oggi bevessimo acqua piovana moriremmo probabilmente subito, ma occorre fare un po’ di “tara” alle parole che troviamo nei testi classici. Innanzitutto occorre prestare attenzione al fatto che sono stati scritti molto tempo fa, e in luogo diverso dal nostro: alcuni di questi alimenti non sono reperibili per noi, altri non sono più forse sani come un tempo e altri alimenti che ci sono familiari non sono invece contemplati. Ecco perché è bene cercare di cogliere, fra le righe dei testi classici, il “come” mangiare più che il “cosa” mangiare.

A questo proposito si dichiara: “Quasi tutti i problemi provengono da una cattiva digestione”. Possiamo proseguire dicendo che se è vero, come è vero, che la pratica dello yoga mira alla pace mentale, ecco che una cattiva digestione interferisce e condiziona anche la mente.

Dunque, è meglio mangiare cibi che si digeriscano in fretta, che non lascino troppi residui dopo la digestione e che non impegnino oltremodo il corpo nel meccanismo digestivo (già impegnativo di per sé).

Dietetica o diet-etica? Un’alimentazione vegetariana

Potremmo anche fare nostra la domanda (che proviene da Slow Food, l’organizzazione fondata da Carlo Petrini): “Chiedi al tuo cibo se quello che mangi riflette i tuoi valori”. Be’… certo che se nel mio piatto ho un animale ucciso nella sofferenza tanta pace mentale non sarà presente.

Eccoci arrivati alla prima delle indicazioni che troviamo nel Raja yoga, o yoga di Patanjali: la non violenza (ahimsa)non nuocere è la prima delle dieci “regole” (yama/niyama) da considerare (e cercare di applicare) addirittura prima delle posizioni e della respirazione. Queste indicazioni sono per tutti gli aspetti della vita, alimentazione compresa.

Quando e cosa mangiare dopo lo yoga?

Sarebbe consigliabile mangiare dopo un’oretta, se non diventa troppo tardi, perché magari è sera. Per un sonno migliore e un effettivo riposo sarebbe infatti preferibile non mangiare dopo le 21, e comunque non coricarsi se non sono trascorse almeno 2-3 ore dall’ultimo boccone (pensiamo che la digestione completa di un pasto normale richiede circa 7 ore!).

Il menù ideale dopo lo yogaFrutta, o un po’ di minestrone o yogurt e muesli, in quantità moderatissima.

Cosa mangiare prima dello yoga?

Prima dello yoga è preferibile non mangiare né bere, ma può andare bene un tè due ora prima della pratica. Soprattutto è meglio evitare il caffè, o potrebbe capitare di avere la nausea e accusare la tal posizione.

Le tre qualità del cibo: I tre guna

In generale i testi classici dello yoga contengono indicazioni sui tre tipi di cibo (secondo la loro qualità, o guna, classificazione dell’ayurveda, la medicina tradizionale indiana): sattvici, tamasici, rajasici. Chi pratica yoga dovrebbe scegliere all’interno del primo tipo.

I cibi sattvici favoriscono una mente chiara e luminosa e sono: cereali, verdure, legumi.

I cibi tamasici sono da evitare, essendo difficili da digerire: carni, insaccati, cibi conservati e in scatola, grassi animali, cibi cotti da più di un giorno e riscaldati.

I cibi rajasici sono quelli eccitanti: alcool, caffè, vino, birra, cibi piccanti, ipercalorici, troppo caldi o troppo freddi, tabacco (tutto ciò che introduciamo nell’organismo è cibo).

E sempre quando mangiamo ricordiamo che, secondo la Gheranda Samhita (altro testo di riferimento per chi pratica yoga), lo stomaco dovrebbe essere riempito solo per metà di cibo, per una terza parte di acqua, riservando la quarta parte al movimento dell’aria.

Le qualità spirituali di alcuni cibi

Dopo aver considerato le qualità dei cibi nella classificazione dell’ayurveda, chiudiamo con un’altra classificazione, stilata da niente di meno che Paramahansa Yogananda*, secondo cui certi cibi sviluppano in noi alcune qualità:

  • Mandorle e mieleautocontrollo
  • Barbabietolacoraggio
  • Cerealiforza di carattere
  • Uvadevozione e amore divino
  • Lattugacalma
  • Peretranquillità
  • Riso integralemitezza e dolcezza
  • Spinacisemplicità e innocenza fanciullesca

 

di Cinzia Picchioni
per Sati Yoga

Lo Yoga non ha età

La funzione della colonna vertebrale è quella di allungarsi e in questo allungamento riconquista la sua elasticità e flessibilità.
Non si tratta di una battaglia contro l’invecchiamento, quanto piuttosto di vivificare quelle parti del corpo per troppo tempo trascurate e che per questo hanno perso la loro agilità.

La funzione del corpo è quella di raccogliere energia dalla terra, sfruttando la forza di gravità creiamo il collegamento con il suolo dal quale anche le piante e gli alberi ricevono parte del loro nutrimento, mentre la parte restante viene fornita dall’aria, dall’acqua e dal sole.

Questo contatto con la terra ci consente di espanderci non solo verticalmente, ma anche orizzontalmente, intorno a noi, come fanno i rami degli alberi, estendendoci e piegandoci in avanti in alto e all’indietro.

Abbiamo perduto il contatto con il corpo e quello che dobbiamo fare è ristabilirlo.

Il corpo dovrebbe rispondere con immediatezza alle richieste della mente.

Più breve è il tempo di risposta, più efficiente sarà l’azione.

In termini medici questa risposta si chiama riflesso. Non esiste limite di età per iniziare a praticare yoga, anche a 70 o 80 anni non c’è alcun pericolo, se facciamo partire tutti i nostri movimenti dalla spina dorsale.

Le persone esultano e si sentono incoraggiate a proseguire scoprendo di essere in grado di controllare e modificare il proprio corpo.

Parlare dell’età come di un impedimento è solo una scusa per coprire la pigrizia.

Una signora di 70 anni felice di sentire il movimento lungo la sua schiena esclamò:

“mi sembra di essere di nuovo giovane!”.

Vanda Scaravelli

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